2020 io non ti odio!

Eh no, io no lo posso proprio dire che il 2020 è stato un anno di merda. Cioè da una parte forse anche sì, ma come potrei dirlo dell’anno che mi ha dato mia figlia?

In questo lungo 2020 ho imparato molte cose.
Cosa sia un lockdown, l’importanza di un giardino nel quale abbiamo grigliato mentre gli altri cantavano dai balconi. Appendevano striscioni “andrà tutto bene”, mentre osannavano gli stessi operatori sanitari a cui oggi danno dei complottisti perchè insistono sulla necessità del vaccino. Abbiamo imparato la speranza, i credenti pregavano per una cura, un vaccino. Ho visto organizzare webinair di pizza con lievito madre, tornei di preghiera, aperitivi in webcam. Vedevo tutto scorrere mentre io imparavo il manuale di coliche applicate, il dizionario vagito/italiano, ho imparato a portare in fascia. Poi sono passata dalla Cucina di Benedetta a questa benedetta cucina per svezzamento.

Ho visto come ci si trasforma da mamma a nonna, in 10 semplici mosse, la prima delle quali generalmente è mettere ansia alla propria figlia neomamma, la seconda è mettere in dubbio. Però adesso la nonna sa chi sono Bing e Whisky il ragnetto.

L’isolamento mi è pesato fino a una certa, forse è ciò che meno mi ha infastidita. Per fortuna mia, e sfortuna loro, due amiche hanno fatto il Covid e con il loro zainetto di anticorpi sono potute venire a trovarci, e farci sorridere anche in quelle giornate più difficili.

Ho conosciuto la forza della rete con una colletta per il nostro Ospedale che ha superato i 60.000€ in una cittadina come quella in cui siamo, fatta di 34.000 abitanti, ed è un traguardo inaspettato e stupendo!

Ho imparato che quando mia nonna diceva “chi ha tempo non aspetti tempo” aveva proprio ragione! Questo post sto provando a scriverlo da 3 giorni, ma con una bambina piccola per casa il tempo te lo devi inventare perchè nelle 24 ore devi fare troppe cose, e a volte i 15 minuti li devi soppalcare, per averne 30.

Non dormo una notte intera da quando ero al 7° mese di gravidanza, Cecilia oggi ha 9 mesi. La privazione del sonno è una tortura inimmaginabile.
I primi mesi anche lavarmi i capelli era un lusso, quei mesi in lockdown in cui nemmeno mia madre veniva a farci visita. Sono stati mesi di noi 3. Mesi in cui ho imparato a mangiare in piedi, cullando, in braccio o in fascia, a raccogliere oggetti con i piedi, a guardare la casa che sembrava implosa su se stessa e dire “pazienza”. Pazienza che io non ho mai avuto. La mia casa era organizzata in maniera maniacale, da ossessivo compulsiva, con i libri in ordine alfabetico schedati su un file excel e le spezie in ordine alfabetico dall’aglio allo zenzero. Giusto per fare capire il tipo di mania. Ora ho giochi sparsi, avanzi di biscotti in ogni dove. Ieri Cecilia è arrivata con una Gocciola mordicchiata, che probabilmente aveva trovato nella cesta dei giochi, un gran bottino tenendo conto che abbiamo anche 2 cani e 6 gatti, infatti era tutta orgogliosa del suo biscotto ritrovato. Ho pensato che sarà un mese buono che non ho una confezione di Gocciole aperte.

Ero il genere di persona che faceva il letto con la squadra e non poteva andare a dormire in un letto disfatto. Ora ho imparato che dormirei anche in garage sulle sdraio mal riposte pur di dormire, fanculo il copriletto stropicciato. Esperienza? No, sopravvivenza!

Ho scoperto anche che tra i miei contatti Facebook avevo virologi, medici, esperti di economia italiana e mondiale, sportivi che non avevano mai fatto coming out fino al Marzo 2020, costituzionalisti e sviluppatori informatici.

E mentre il mondo rincorreva un vaccino, scappando dal virus facendosi scudo con le mascherine e sotto litri di Amuchina, abbiamo visto diventare rosa due lineette per la seconda volta. Abbiamo sentito di nuovo battere un piccolo cuore dentro di me. Sono tornata per la seconda volta in pandemia, rifugio di una cellula che si è moltiplicata così tante volte che ora scalcia in me. Abbiamo creato una famiglia nella crisi peggiore che il mondo intero abbia avuto, credo dopo la seconda guerra mondiale.
E mentre Filippo combatte in prima linea a volte con una spada di legno e uno scolapasta in testa , io bado al nostro forte, mettendo sacchi di sabbia contro le porte, cercando di far crescere forti e sani i piccoli combattenti di domani.

No, non siamo diventati migliori. Nessuno di noi. Al contrario abbiamo dovuto imparare a metterci in salvo, a cercare di non finire travolti da questo virus invisibile. Guardiamo con sospetto chi è in coda prima di noi per vedere se tocca la maniglia della porta che noi apriremo con i gomiti. A stare lontani almeno un metro dalle persone, a non avvicinarci per nulla se hanno il naso fuori dalla mascherina. Abbiamo le mani screpolate dal disinfettante e amici che non vediamo da mesi. Ora che il 2021 è qui, abbiamo lo zaino del 2020 pieno di cose vissute e che non abbiamo raccontato alle solite cene del sabato sera con gli amici. Abbiamo biglietti di concerti a cui non siamo andati, locali che non frequentiamo da quasi un anno. Carte di credito che ci servono per non assembrarci nei negozi, ma per procurarci on line quello che comunque ci serve perchè la vita va avanti, tra zone rosse, giorni arancioni e aerei che non abbiamo più preso.

Ed è quasi l’Epifania e io non sono riuscita a riempire le calze dei piccoli pensieri che porta la Befana. Ci riproverò il 4 Gennaio, che parrebbe giallo, e quindi di semi libertà per commercianti e acquirenti. Vittime del consumismo? Forse, o forse solo voglia di un briciolo di normalità.

2020 sei stato diverso, pericoloso, stancante, frustrante, segregante, snervante, ma io non ti odio. Io ti ringrazio per le cose belle. Per avermi concesso il lusso di sentire due volte in me scalciare la vita con la sua forza dirompente, per aver sentito due cuori battere a ritmi diversi.
Per averci reso ancora più famiglia e più innamorati.
E saluto anche il 2021, con questo post iniziato l’anno prima. Abbiamo grandi aspettative, spero tu non sia nato con l’ansia da prestazione, perchè nel caso facci un fischio che potrebbe pensarci Pfiser che mi han detto sia brava a trovare soluzioni per le cose che non funzionano.

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