¡Embarazada en Madrid!

Senza che sapessimo ancora della sua esistenza la pupattola aveva già viaggiato, in Sardegna. Anzi, calendario alla mano è proprio lì che è stata concepita tra uno spaghetto alle vongole ed un bicchiere di vermentino! Successivamente con lei in pancia siamo stati in Croazia. In questi giorni invece siamo stati a Madrid.

Volare in gravidanza è piuttosto consueto, la cosa bizzarra è che ogni compagnia abbia regole diverse. Ryanarir consente il volo alle donne in gravidanza, ma dopo la 28ª settimana solo se hanno una lettera di idoneità al volo compilata dal proprio medico. Oltre la fine della 32ª gravidanza non è più consentito volare. Per EasyJet si può viaggiare fino alla 35ª settimana senza certificati di nessun tipo se si sta portando avanti una gravidanza singola, oppure fino alla 32ª settimana se si attendono gemelli. Io con Ryanair ho volato alla 29ª con il certificato di idoneità al volo fatto dal mio ginecologo, ma per la compagnia Irlandese non era valido. Loro volevano il loro modulo Fit to Fly, che naturalmente io non avevo! Per fortuna il futuro papà medico si è offerto di compilare al check-in il loro modulo, mentre io ovviamente ero in una delle mie mille pause pipì della giornata!
Se volare, anche per brevi tratte, con un volo low-cost e lo spazio davvero ridotto è molto scomodo, in compenso la vita da embarazada in Spagna è molto più comoda che in Italia. Come ho messo piede sul vagone della metro, immediatamente si è alzata una persona dicendomi “Estás embarazada, siéntate!” E io “ma no, ma no, stia comoda!” non capivo perchè io dovessi essere, ai suoi occhi, imbarazzata. Cioè, ho pensato, va bene, non sono proprio a mio agio, sono ingombrante, stanca, avrò anche una faccia disfatta ma non sono in uno stato così pietoso da sentirmi imbarazzata, non puzzo nemmeno di sudore! Eh no, ero in Spagna da 5 minuti e avevo appena imparato che embarazada era incinta!

In questi 7 mesi in Italia mai nessuno si era alzato per farmi sedere, né sulla metro a Milano, né mi hanno agevolata in coda all’Ikea, né in coda al Sindacato dove, nonostante l’avviso di fare passare prima le donne in attesa, nessuno si è mai sognato di farmi passare davanti, e l’unico supermercato in cui c’è la cassa prioritaria è Esselunga, dove se la cassiera ti vede incinta, sposta la gente quasi di peso per farti passare e gli addetti del banco gastronomia smettono di seguire la numerazione e ti servono immediatamente. Tanto che a volte mi sento imbarazzata per davvero e mando Filippo a fare almeno un po’ di coda! In Italia solamente quando ho partecipato ad un concorso pubblico, alle prove scritte il personale che gestiva i flussi mi ha prelevata dalla fila che stavo facendo al grido di “Ma lei è incinta! Venga subito avanti!” “Mi scusi, non lo sapevo!” ho risposto io, “Non è lei che lo deve sapere, ma la fila non la deve fare. A che mese è? Non rischiamo che partorisca qui, vero? Le serve acqua? Può andare in bagno anche durante la prova se le serve!”.
A Madrid, invece è diverso. Anche in una birreria mi è capitato che, mentre noi ancora ci stavamo guardando intorno con la faccia felice di due turisti innamorati, a spron battuto sia arrivata una signora che ha tolto uno sgabello al tavolo di una ragazza che seduta tranquilla si stava guardando la sua serie tv con birretta davanti, e me lo abbia passato con l’ormai per me comprensibile “Estás embarazada, siéntate!“. E io me siento, perchè dopo il pomeriggio a girovagare per il centro, niente è meglio di una Guinness ghiacciata seduta in un pub irlandese nel cuore di Madrid!

Filippo mi aveva proposto di vedere il Museo del Prado. Ovviamente sapendo già che i miei tempi ora sono diversi, cammino più lentamente, spesso mi devo sedere e riprendere fiato, riposare un momento la schiena. Però come non andarlo a vedere? Probabilmente prima che si possa, con la bambina, perdersi per ore in un museo, passeranno anni! Così ci siamo avviati verso l’entrata. La giornata piuttosto grigia credo avesse fatto venire la stessa idea a tutti i turisti in città. La coda era chilometrica, a stima almeno un paio di ore di attesa. Con la mia pancia in vista mi avvicino alla fila deserta, quella per l’entrata “saltacoda” e pensando a come si potesse chiedere in spagnolo se per caso ci fosse un’entrata agevolata per le donne in attesa, mi avvicino allo steward iniziando il discorso così “Disculpe..” quello apre il nastro dela fila e mi dice “¡Puerta dos!” , mi giro a guardare Filippo con la bocca spalancata per lo stupore. Lui mi prende sotto braccio e mi dice “Amore, che ne dici di andare a Roma a vedere i Musei Vaticani il prossimo week end?”. Tempo di attesa per accesso al Museo del Prado, 3 minuti.

E’ paziente con me Filippo, ogni tanto ride e mi canticchia la colonna sonora dei film di Stanlio e Ollio, quella che realizzò la Rai negli anni ’60.. che fa “bidon bidon” per capirci! Però mi accompagna di buon grado, e sta al mio passo, a volte mi dispiace dovermi fermare e far fermare anche lui.
Dopo il Museo del Prado, siamo stati anche al Museo Reina Sofìa, dove anche qui il personale è stato davvero gentile e mi chiedeva spesso se era tutto a posto, se avevo bisogno di sedermi, ci hanno avvisati che nel caso mi sentissi troppo stanca avremmo potuto uscire e rientrare nel pomeriggio a vedere il resto delle sale con il medesimo ticket.
Una sera, cercando di prendere un caffè dopo cena, cosa che nei ristoranti non servono, siamo entrati nel baretto della via in cui alloggiavamo, e avvicinatici al bancone, in attesa dell’ordinazione, di fianco a noi c’era un signore anch’egli in attesa. Ci guarda e sorride, “Ella esta embarazada!” gli dice Filippo, che secondo me oramai ci aveva preso gusto! L’uomo allunga la mano per stringere la mia e libera lo sgabello su cui aveva appoggiato la giacca “siéntate!” e io mi siedo e sorrido.

Sorrido a lui, questo sconosciuto, sorrido a Madrid, sorrido alla Spagna, sorrido al nostro girovagare, sorrido a me, sorrido alla pupa che si fa sentire con i suoi calcetti e che assorbe gran parte delle mie energie.
Sorrido a Filippo e al suo essere così premuroso, sorrido a questa nuova famiglia che si sta creando, sorrido alla vita.
Sorrido perché tutti vorrebbero farmi sedere, ma invece io vorrei correre, a perdifiato, rotolarmi di gioia, vorrei saltare e urlare la mia felicità, vorrei girare su me stessa vorticosamente con le braccia spalancate e sentire l’aria ghiacciata sul viso come quando bambina rotolavo nella neve giù dalla collina e la neve mi ghiacciava la faccia.
E oggi ritrovo in me quella felicità, ma oggi faccio tutto piano piano.
E la felicità di oggi è in questo sorriso, che resta lì appeso a poche decine di centimetri da quel cuore che batte, al ritmo doppio del mio.
E lei ancora non sa che quel veloce battito del suo piccolo cuore, lo attendono due cuori, forse più lenti, che trovano senso al loro, nel ritmo nel suo.

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