Tirate le somme, che io tiro i dadi.

Il 2017 mi ha insegnato molte lezioni. La più importante è, che chi vuole esserci, c’è.

E fanculo gli impegni, la famiglia, gli amici, la casa. Chi vuole esserci c’è.

Siamo così abitudinari che a volte rinunciare al relax della domenica, per un altra persona ci sembra impensabile.

Siamo così egoisti che abbiamo imparato a cercare di stare bene anche a costo di camminare sopra gli altri stramazzati a terra. Restiamo sorpresi nel vedere un sorriso su un viso perchè non siamo più abituati a costruirlo quel sorriso. Capita che lo vediamo, come una stella l’11 di Agosto e ne rimaniamo stupiti. Ma delle persone a cui vogliamo bene, non dovremmo preoccuparci noi, ogni tanto, di farlo nascere quel sorriso? E non parlo di amore, o meglio in senso ampio del termine, io parlo di persone che scegliamo di avere nella nostra vita e di quelle persone per le quali fare qualche rinuncia, qualche uscita dalla nostra comfort zone, dovrebbe essere un piacere.

E se questo 2017 mi ha insegnato qualcosa è che è bello condividere, se condividi una felicità, si raddoppia; se condividi una tristezza si dimezza. Da molto tempo non avevo più nulla da dare, avevo la scorta di emozioni in allerta rossa, ho dato così tanto in precedenza che mi è mancato il respiro ed ero così impegnata a tornare a fare entrare ossigeno che non ho capito che nel frattempo ricaricavo le emozioni, ricaricavo lo zaino da cui pesco le promesse, i sogni, le ambizioni, i progetti. In questi giorni di riposo ho capito che mentre io cercavo di ricominciare a dare, si è innescato un volano che mi ha immediatamente ricaricata. Mentre ripulivo la galleria foto dell’iPhone per fare spazio alle foto di Natale, ho rivissuto tutto un anno intero e, nel mezzo di sei mesi di prosecco, ho visto una delle mie gioie più grandi.

Ho visto un sogno prendere forma, ho visto progetti, idee, documenti, firme. Ho visto un mazzo di chiavi, uno scalpello, piastrelle rotte e sangue ovunque.

Ma lì ho trovato ciò che non mi ero accorta di avere: un sogno realizzato. Era sporco di calce, polvere, sudore, bava di cane e lacrime.

 

 

 

E quando mi fermo a pensare a questo piccolo passo sudato e voluto e combattuto ed improvviso allora mi accorgo che non devo tirare le somme di questo 2017, ma devo lanciare i dadi sul 2018 e puntare sull’ignoto. Puntare su ciò che non ho mai fatto, mai visto, mai vissuto. Devo imparare che se compio sempre la stessa azione, otterrò sempre lo stesso risultato e se il risultato non mi è piaciuto, allora devo cambiare l’azione.

Ciò che non conosco mi fa sempre paura, mangio sempre la stessa pizza, ordino sempre lo stesso primo, metto sempre lo stesso profumo. Guardo sempre lo stesso film quando sono confusa, metto sempre lo stesso pigiama quando ho bisogno di protezione. Sono state le mie piccole certezze che mi hanno tirata a riva quando tutto intorno era tempesta. Ora che intorno l’uragano è cessato, posso permettermi il lusso di allentare quelle piccole cime dalle bitte sapendo che, male che vada con un colpo di remi posso tornare all’ormeggio, ma bene che vada potrei uscire dal porto e godermi l’azzurro del mare.

 

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