Un posto sicuro

Dove vi sentite davvero al sicuro?
Qual è il posto in cui sapete di poter abbassare tutte le difese, quelle realmente funzionali e quelle irrazionali da autodifesa livello pro?

Io in 36 anni ho faticato molto a trovare quel momento, quel luogo in cui lasciarmi andare. Ci sono segreti che ho tenuto solo per me, da sempre. Piccoli, grandi, azioni o pensieri. C’è sempre stata una scatola in cui ho chiuso gli aspetti più spigolosi, i pensieri più dolorosi, le speranze più effimere ed i desideri, quelli che quando li pensi poi sorridi, scuoti la testa e dici “ma no” è troppo grande.

Ho girovagato per strade, case, città, mestieri, per le vite altrui e dentro me stessa.

Ho socchiuso porte per capire se lì dietro ci potesse essere “casa”, e se casa potesse essere uno stato d’animo. Le ho richiuse un po’ sconsolata, pensando che mai avrei provato quella sensazione di pace che a volte avevo visto negli occhi di altri.

Ricordo perlopiù gli occhi di mia nonna, verdi così luminosi e chiari da sembrare quasi gialli, sorridere. Di quel sorriso che avrei riconosciuto anche se davanti al viso avesse avuto un foglio bianco che lasciasse scoperti solo gli occhi.

Sorrideva dentro e storceva un po’ la bocca come facesse una smorfia, quasi non si capacitasse di aver trovato un nuovo amore dopo la morte del nonno. Quando parlava del nonno aveva un volto sereno ma severo, di chi aveva fatto tanti sacrifici per tirare su 3 figli ed una casa. Quel sorriso, legato ai pensieri di tanti anni prima, era diverso; mi sembrava volesse dire che così è la vita, che a volte non è tutto un idillio ma le cose si possono fare se ci si impegna. Del secondo marito sorrideva come se dopo tanti tormenti avesse trovato una nuova serenità, più matura, più lenta, più adulta. Era un sorriso consapevole.

Così allo stesso modo mi ricordo di quando mia madre chiamava “Cuore” mio padre, e mai ho capito come abbia fatto ad innamorarsi di un uomo così burbero e chiuso, lei così dolce e paziente. Eppure quando lo chiamava perché la cena era pronta, in quel “Cuore, vieni!” c’era casa, la loro.
Li guardavo, e li guardo da sempre come fossero due marziani, come se il destino li avesse messi insieme pescando due carte a caso dal mazzo, una regina di cuori e un 3 di picche, senza speranza alcuna si potessero amare, ed invece lei ancora oggi sceglie lui ogni giorno.

Casa dei miei non è mai stato il mio posto sicuro, da lì me ne sono voluta andare molto presto, a 23 anni ero fuori casa; quando nell’estate 2017 per qualche mese ho dovuto ritornarci, anche in quell’occasione non l’ho sentita il mio posto sicuro. Stanze dalle quali, ero voluta uscire, ritmi che non mi sono mai appartenuti, seppure poi da adulta io abbia imparato ad amare i miei genitori, più come persone che come genitori. Ho imparato che mamma è anche donna, moglie, collega. Che papà è anche uomo, marito, figlio. Liberata dalle maglie strette della loro soffocante e rigida educazione, ma mai forse davvero, con qualche capello bianco ora li amo, diversamente.

Dove, dunque, avrei potuto trovare il mio posto?

Nei confronti con le amiche, nelle serate di chiacchiere sul divano; sul divano che avevo messo in casa mia, ho trovato molta serenità, ho potuto abbattere tante barriere, ma ancora non era abbastanza.

E se questa mia casa per me è un porto in cui tornare dopo giornate tempestose o felici, o noiose o lente, ancora non ha lasciato che mi sentissi così sicura.

Ancora mi spaventava a morte l’ululare del vento, una porta che sbatteva, un rumore nella notte. Ancora avevo gli incubi, per i quali Stella ogni tanto veniva a calmarmi. Ancora a volte salendo la scala sentivo un brivido correre lungo la schiena, irrazionale quanto improvviso un moto di paura mi ha molte volte pervasa.

Mi son detta che forse non era da cercare negli immobili o nelle persone il posto sicuro. Forse era da cercare nei gesti.

So di essere stata qualche volta il posto sicuro di altri, ma altri che non si sono posti il dubbio se loro fossero il mio, temo per la paura di sentirsi dire di no.

Dunque poteva essere in un abbraccio? Beh di abbracci ne ho provati tanti; i più dolci quelli di mia mamma, i più sgualcenti quelli delle nonne, qualcuno di circostanza, quello di una barella a cucchiaio, della sabbia calda in estate, della neve soffice nelle discese a rotoloni per le colline innevate, dell’erba appena tagliata, quelli un po’ incerti dei primi fidanzati, di mio padre non ne ricordo nemmeno uno, ma ho foto in cui mi teneva in braccio, perciò deve essere accaduto.

Così ho pensato di essere troppo pretenziosa, e che probabilmente ci sarà stato in tutto questo vissuto un momento in cui mi son sentita al sicuro, ma non lo avevo saputo cogliere. Eppure, io, così introspettiva, analizzatrice di dettagli, mi son potuta perdere una sensazione così?

Poi ho capito. E’ in certi abbracci, ma non tutti. E’ in certe chiacchierate, ma non tutte. E’ in certi progetti, ma non tutti. E’ in certi sguardi, ma non tutti. E’ in certi luoghi, ma non tutti.

Il posto sicuro è un insieme di sensazioni, parole, pensieri, suoni, profumi. Il posto sicuro è quando riesci a dire le cose che non sei riuscito a dire mai, è quando ti metti a nudo e lasci tutte le cicatrici al sole, perché finalmente si cicatrizzino.

E’ quando puoi dire ciò che desideri senza sembrare folle.
E’ quando la pelle brucia se resta troppo distante dalla pelle dell’altro.
E’ quando non importano più i giorni, le ore.
E’ quando la smetti di sentirti inadeguato o superiore.
E’ quando non superi nè rincorri.
E’ quando non speri ma sei certo.
E’ quando non temi ma ti auguri.
E’ la certezza di un’emozione.
E’ quando a un “ti amo” puoi rispondere “lo sento”.
E’ quando dici “ti amo” e l’altro ti risponde “non serve che tu lo dica, lo percepisco”.
E’ quando sei certo che i tuoi sentimenti siano compresi, sentiti, capiti.
E’ quando non hai il dubbio del futuro, ma lo vivi.
E’ quando il futuro diventa il presente.
E’ quando il mio passato diventa il cumulo di macerie che mi è servito a diventare ciò che sono oggi, e non posso che ringraziare tutto ciò che è stato polverizzato, triturato, abbattuto perché è quella polvere di cantiere che mi ha resa capace oggi di capire che cosa significhi un posto sicuro.

Sorrido perché ho la certezza di non essermi sbagliata, niente e nessuno è stato in grado di farmi sentire a casa.

Mi son sentita a casa nel momento in cui ho amato e mi son sentita amata. Ecco il mio posto sicuro. Ora ce l’ho.

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