Ad occhio, mi è mancata la stima.

E se ti accorgessi di non aver amato mai così profondamente da sentirti appartenere a qualcuno che ti appartenga?
E se guardando le coppie in un locale all’improvviso pensassi che tu quegli occhi verso qualcuno non li hai mai avuti? E se quella stima che vedi passare in quegli sguardi ti facesse riflettere sulla stima che hai provato tu?
E se pensi che sia stata la caparbietà il sentimento più forte provato?

Per quanto io abbia amato, o creduto di amare, non c’è stato nessuno con cui il “per sempre” non mi sembrasse più una minaccia che una promessa. E sì che di relazioni stabili e durature qualcuna l’ha avuta. Eppure se riguardo a ciò che è stato, nessuno di loro era, per me, la mia persona e probabilmente nemmeno io la loro. C’è sempre stato qualcosa che ho dovuto farmi andare bene mimetizzandolo in mezzo ad altre caratteristiche e compatibilità. C’è sempre stato un lavorare per la vivacità, per la follia, per l’allegria, un lavorare per la serenità, la sicurezza, le fondamenta. Eppure sono cose che dovrebbero essere spontanee e semplici, e immediate e condivise.

Sarà che oggi ho risentito salire una vecchia paura, un vecchio senso di perdita immotivata, un groppo da abbandono improvviso mentre tutto era nel momento migliore e sono stata lasciata in maniera perpetrata circa una volta ogni settimana dalla stessa persona per diversi mesi. Quando per un paio di giorni tutto era splendido arrivava l’abbandono. E per qualche giorno si ricuciva tra lacrime, sesso, promesse e ti amo. E poi da capo. Per mesi e mesi. E se qualcosa mi ha lasciato quella storia è la paura. La paura delle cose belle. E dopo di quella storia credo di essermi accontentata delle cose un po’ meno belle di modo che se fossero finite sarebbe stato un dolore meno forte. Il fatto è che così è stato davvero. Non ho più investito, non mi è più capitato di lasciarmi conoscere per quella che sono, non ho mai spiegato i miei sentimenti, non ho più parlato delle mie ambizioni, dei miei desideri. Nè, ad onor del vero, le persone hanno mai insistito per capire cosa ci fosse dietro a quel mezzo sorriso, ai sì detti perchè lo spiegare un no, sarebbe stata una fatica ed un aprire la porta a possibili ferite. Idem per i no. Il no taglia corto, non serve spesso motivarlo. “Ti va di andare al mare?”, “no”. Fine della discussione. “Ma tu mi ami?”, “Sì”. Fine della discussione.

Eppure chi davvero mi ha conosciuta, chi davvero mi conosce sa che ho milioni di parole da dire, sfumature da raccontare, metafore ironiche, buffe o cattive.

E’ così che ho pensato che non ho mai sentito quella stima che ti fa mettere la persona che hai al fianco allo stesso tuo livello. Fa schifo dirlo, fa ancora più schifo ammetterlo. Ma è così. Non avere stima in qualcuno è un muro dietro il quale tieni le emozioni, i pensieri più intimi, i ragionamenti a voce alta, i sogni impossibili, le battute sulla vita e sugli altri. Tieni per te tutta una serie di cose che invece sarebbe bello condividere, perdi un complice.

E a me piacerebbe un complice, piacerebbe poter non sentire più la paura che l’indomani per chissà quale assurdo motivo tutto finisca. Conoscere le persone è un percorso complicato ma lasciare che gli altri ci conoscano, è davvero la prova più grande di fiducia. E’ lasciare la carne viva, senza armature, esposta davanti a qualcuno, dandogli la possibilità di ferirti conoscendo le tue paure, i tuoi difetti, le tue difficoltà, ma sapendo che non lo farà.

Un commento

  1. Nicholas Tosi

    Capisco benissimo.

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